Fin dalla sua scoperta il caffè fu considerato un dono
del cielo, una pianta miracolosa inviata dagli dei per alleviare
i mali del corpo e dello spirito. Si trattava forse del Nepente,
citato da Omero nell'Odissea: "che deterge le lacrime,
calma il dolore, vivifica lo spirito e rende felice il cuore..."
Scienziati e medici, sebbene alcuni facciano qualche resistenza,
concordano pienamente nell'affermare che il caffè esercita
benefici poteri sull'organismo e il sistema nervoso, schiarisce
le idee, aguzza la percezione, stimola la memoria e il pensiero,
incentiva l'attività cerebrale, diminuisce la fatica
senza alterare le facoltà di giudizio: tutto ciò
lo rende preferibile a svariati medicamenti. Ben inteso, se
assunto in eccesso, il caffè può avere effetti
più o meno dannosi su soggetti ipernervosi: può
provocare angosce, tremito delle mani, nevralgie, incubi, palpitazioni.
Ad alcuni il caffè può provocare insonnia ma,
paradossalmente, ad altri, una tazza di caffè prima
di dormire può agevolare un sonno piacevole e riparatore.
IL dottor J. N. Laguerre pubblicò, nel 1818, un saggio
intitolato Essai sur le café di cui voglio citare qualche
passo perché in esso vengono confermate, in un linguaggio
più chiaro e più vicino a noi alcune delle ipotesi
espresse dagli autori del secolo XVII."Il momento migliore
per prendere il caffè è senza dubbio alla fine
dei pasti, perché questa bevanda, mischiandosi agli
alimenti, ne favorisce appieno la digestione; in più
ha il prezioso vantaggio di eliminare i fumi del vino e di
lasciare in bocca un profumo che fa andar via il sapore delle
carni. Il caffè, quando lo si beve o quando scende
nello stomaco, produce una gradevole sensazione all'epigastro
e eccita l'azione di tutti gli organi, ma quelli sui quali
ha maggior influenza sono il cuore e il cervello. Può,
in individui molto eccitabili, provocare ansietà, calore,
palpitazioni di cuore, o un movimento febbrile; ma non si
è esagerato nell'elencarne gli inconvenienti quando
è stato detto che poteva produrre vertigini, esantemi
al viso, paralisi e persino apoplessia? Se viene bevuto in
eccesso, il caffè può nuocere all'organismo,
ma si può affermare che sulla maggior parte degli individui,
e preso moderatamente, agisce come un eccellente tonico sullo
stomaco, stimola le funzioni intellettive, l'azione muscolare,
le secrezioni e la respirazione, fornisce maggior vivacità
all'immaginazione e alla memoria; fa sgorgare il pensiero,
per servirmi di una felice espressione di Tourtelle; scaccia
il dolore, richiama la gaiezza: in una parola stimola una
maggior attività di tutto l'organismo. Il caffè,
per la sua azione sullo stomaco e sull'organo clebrale, è
molto utile ai letterati: le sensazioni sono più vive
e distinte, le idee più veloci e chiare. Non è
dunque senza motivo che il senatore Cabanis chiamava il caffè
la bevanda intellettuale. Anche i dotti, che dedicano le loro
notti agli studi e alle ricerche, ne fanno uso abituale. Fontenelle,
Voltaire, Delille ne bevevano in quantità e sono morti
in tarda età. Il caffè era quasi l'unico nutrimento
che Voltaire prendeva alla fine della sua vita: egli diceva
di sentire il suo spirito rianimarsi quando vedeva fumare
la sua tazza."
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